Il Marrone

Sui marroni di Casola Valsenio e di Brisighella sono state fatte varie indagini che hanno tentato di risalire alle origini del castagneto da frutto e alla sua diffusione in zona, dove assunse rilevanza degna di nota dopo l’anno Mille. Gli artefici dei primi impianti di castagno, furono con buona probabilità individui riuniti in comunità religiose, come i monaci benedettini e coloro che ruotavano attorno ai rettorati delle Pievi locali.

Il marrone potrebbe sembrare ad un primo sguardo una semplice castagna, ma rispetto a quest’ultima è più grande e dolce e si sbuccia con maggiore facilità. Grazie alla presenza del potassio fra gli elementi minerali e della vitamina C, i marroni costituiscono un alimento sano, genuino, nutriente, di facile digeribilità. La zona di produzione nella Romagna Faentina è quella della Valle del Senio e del Lamone.

Sui marroni di Casola Valsenio e di Brisighella sono state fatte varie indagini che hanno tentato di risalire alle origini del castagneto da frutto e alla sua diffusione in zona, dove assunse rilevanza degna di nota dopo l’anno Mille. Gli artefici dei primi impianti di castagno, furono con buona probabilità individui riuniti in comunità religiose, come i monaci benedettini e coloro che ruotavano attorno ai rettorati delle Pievi locali. Fu così che le popolazioni dell’Appennino Faentino ebbero a propria disposizione una pianta le cui origini erano arretrate in lontane ere geologiche (era cenozoica) al varco di vari milioni di anni e la cui provenienza si sarebbe rintracciata, solo in seguito in aree dell’Asia Minore molto vocate alle genesi di innumerevoli alberi da frutto, che hanno raggiunto con successo il terzo millennio dopo aver conquistato i continenti più ricettivi. Come l’Europa e in particolare il bacino del Mediterraneo, complici le civiltà più in vista che vi si spostavano con intenti commerciali. Sembra infatti che anche il merito dell’ingresso del castagno in Italia vada assegnato agli Etruschi. I Romani, perciò, se lo trovarono già in casa e continuarono a coltivarlo pur relegando il suo frutto alla mensa plebea, come elemento farinaceo alternativo ad altri più usati per placare la fame. E la castagna assolse questo compito di sedare i morsi della fame addirittura nel corso dei secoli, tanto che solo da pochi decenni si è liberata dell’epiteto di pane dei poveri.

Informazioni e ringraziamenti

In collaborazione con:
Uffico Turismo Comune di Faenza